lunedì 14 settembre 2009

La chiesa italiana ancora sotto accusa

Riporto un articolo che è apparso oggi sulla stampa estera, divulgato da Associated Press.
Vediamo se e quando apparirà sulla stampa nazionale.



"VERONA - è accaduto notte dopo notte, ha detto l'uomo sordo, nella camera da letto del sacerdote, a volte nella stanza da bagno, anche nel confessionale.
Quando era giovane in un istituto cattolico per sordi, ha detto Alessandro Vantini, i sacerdoti l’hanno sodomizzato così a lungo che era giunto a sentirsi “come se fossi morto”. Quest’anno, lui e dozzine di altri ex studenti hanno fatto qualcosa di molto insolito per l'Italia: hanno pubblicamente dichiarato di essere stati costretti a subire atti sessuali da sacerdoti.
Per decenni, una cultura di silenzio ha circondato gli abusi dei sacerdoti in Italia, dove la chiesa è considerata una delle istituzioni più rispettate del paese. Ora, nelle stanze del Vaticano, sta prendendo vita lentamente e a sprazzi un movimento per scovare ed eliminare i sacerdoti corrotti.
Una ricerca di Associated Press durata un anno ha documentato 73 casi di accuse di abuso sessuale da parte di sacerdoti contro minori in Italia nello scorso decennio, con più di 235 vittime. Il conteggio è stato compilato dai rapporti dei media locali, collegati ai siti Web dei gruppi e dei blog delle vittime. Quasi tutti i casi sono emersi durante i sette anni successivi allo scandalo sugli abusi dei sacerdoti cattolici negli Stati Uniti.
I numeri in Italia sono ancora una goccia rispetto alle centinaia di casi dei sistemi giuridici di Stati Uniti e Irlanda. E secondo il riscontro di AP, la chiesa italiana finora ha dovuto pagare soltanto alcune centinaia di migliaia di euro per i danni civili alle vittime, in confronto con i 2.6 miliardi di dollari relativi agli abusi delle diocesi americane o l’1.1 miliardi di Euro dovuto alle vittime in Irlanda.
Tuttavia, i numeri sono eclatanti in un paese in cui i rapporti di abusi sessuali da preti erano virtualmente sconosciuti un decennio fa. Essi indicano una crescita nella disponibilità fra il pubblico italiano e - lentamente - all'interno del Vaticano stesso a tenere sotto osservazione una tragedia dove i casi segnalati possono essere soltanto la punta dell'iceberg. La chiesa italiana non renderà noto il numero dei casi segnalati o riportati dai tribunali.
Le implicazioni degli abusi dei sacerdoti si profilano enormi in Italia: con i suoi 50.850 sacerdoti in una nazione di 60 milioni, l'Italia conta più sacerdoti che tutto il Sudamerica o l’Africa. Negli Stati Uniti dove il Vaticano conta 44.700 sacerdoti in una nazione di 300 milioni, più di 4.000 preti cattolici sono stati accusati di molestie sui minori dal 1950.
I casi italiani seguono lo stesso modello degli scandali americani ed irlandesi: i prelati italiani hanno abusato spesso di giovani poveri, disturbati fisicamente o mentalmente, o di tossicodipendenti affidati alle loro cure.
In questo paese a prevalenza cattolica, la chiesa gode di una condizione così elevata che le dichiarazioni del papa spesso finiscono in Prima Pagina, senza alcun commento critico. Anche quelli con punti di vista anticlericali riconoscono il ruolo importante che la chiesa gioca nella formazione, nei Servizi Sociali e nella cura dei poveri.
Di conseguenza, pochi osano criticarla, compresi i media indipendenti e quelli tradizionali gestiti dallo stato. In più, c’è un certo eccesso di pudore nella provincia Italiana, in cui non si parla di sesso, ed ancora meno di sesso fra un sacerdote e un bambino.
“È un tabù in cima ad un tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, che ha perseguito parecchi casi di pedofilia in Italia prima di diventare giudice. “Questo è il provincialismo dell'Italia”.
Rompendo la cospirazione del silenzio, 67 ex studenti dell'istituto per sordi di Verona Antonio Provolo, hanno firmato una dichiarazione che accusa di abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali occorsi nella scuola a partire dagli anni 50 fino agli anni 80, i sacerdoti ed i fratelli della Congregazione per la Compagnia di Maria.
Mentre non tutti hanno riconosciuto di essere vittime essi stessi, 14 dei 67 hanno redatto dichiarazioni giurate ed hanno registrato video testimonianze, dettagliando gli abusi che dicono di aver sofferto, alcuni per anni, nelle due città universitarie della scuola di Verona, la città di Romeo e Giulietta. Hanno nominato 24 sacerdoti, uomini religiosi e fratelli religiosi.
Vantini ha detto che, anche lui, è rimasto in silenzio per anni.
“Come potrei dire a mio papà che un sacerdote ha fatto sesso con me?” ha detto Vantini, 59 anni, ad AP un pomeriggio, raccontando tramite un interprete del linguaggio dei segni l'abuso che ha subito. “Non lo potevo dire ai genitori perché i sacerdoti mi avrebbero picchiato”.
Vantini ha nominato due sacerdoti e due fratelli laici tre dei quali sono ancora vivi” ma ha chiesto che i loro nomi non vengano divulgati per timore di un’azione legale. Ha parlato con il nervosismo e l’agitazione che lo hanno accompagnato per tutta la vita da quando è stato violentato da bambino da un sacerdote.
“Ho sofferto di depressione fino ai 30 anni” ha detto Vantini, che è andato a scuola da 6 a 19 anni“. Mia moglie ha detto che era meglio se parlavo perché mi toglievo questo peso dallo stomaco”.
Il suo compagno di scuola di una volta, Gianni Bisoli, 60 anni, ha nominato gli stessi uomini nella sua dichiarazione scritta ed in un'intervista, così come altri 12 sacerdoti e fratelli della Congregazione, accusandoli di averlo sodomizzato, forzandolo ad avere sesso orale ed a masturbarli.
Nella sua dichiarazione, Bisoli inoltre ha accusato l’ultimo vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Carraro - che sta passando il processo per la beatificazione - di averlo molestato in cinque diverse occasioni mentre era un allievo a Provolo, che ha frequentato dai 9 ai 15 anni di età.
Un’inchiesta diocesana ha escluso Carraro dalle accuse di abuso sessuale. Ma la ricerca non ha intervistato nessuna delle presunte vittime, limitando la testimonianza ai membri sopravvissuti della Congregazione, all'altro personale della scuola e delle loro filiali ed alla documentazione della diocesi di Verona e della Congregazione.
Il processo di beatificazione del vescovo è stato sospeso in attesa dell’esito dell’inchiesta, ma ora sta andando avanti presso l'ufficio di santificazione del Vaticano.
Cinquant’anni dopo, Bisoli ricorda ancora l'itinerario che faceva dall'istituto, situato su una via tranquilla chiamata Don Antonio Provolo dal fondatore della congregazione, lungo il corso tortuoso dell’Adige fino alla residenza del vescovo situata dietro Piazza del Duomo di Verona.
Bisoli, che è diventato sordo all'età di otto anni, ha detto che veniva accompagnato da uno dei suoi carnefici e camminava oltre i mattoni rossi di Castelvecchio, una cittadella imponente del XIVº secolo, quindi lungo la via principale Corso Cavour o la strada pedonale dei negozi, via Mazzini.
“Mi hanno portato all'interno della curia (la sede della diocesi)” ha ricordato Bisoli in un'intervista. “C’era un domestico che ha aperto la porta, quindi qualcuno mi ha portato all'interno. Era scuro.”
Il vescovo Carraro è comparso, ricorda. “Il vescovo ha cominciato a toccarmi, a tastarmi,” ha detto, facendo scorrere le sue mani su e giù per il mio corpo, tirandomi la maglietta e i pantaloni“. Mi sono difeso. Ma ha continuato a toccarmi per 15, 20 minuti. Non sapevo cosa fare”.
In un'occasione successiva, dice Bisoli, il vescovo ha provato a sodomizzarlo con una banana. Un’altra volta, erano sul sofà e l’ha sodomizzato con le dita, offrendogli una caramella per calmarlo, ha detto Bisoli.
Una volta, ha detto Bisoli, il vescovo gli ha offerto alcune croci in oro che avevano interessato lo sguardo di Bisoli.
“Ho detto “almeno dammi 10.000-20.000 Lire così mi posso comprare una Coca-Cola o un gelato” ha ricordato Bisoli.
L’attuale vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, inizialmente ha accusato gli ex studenti di fabbricare le loro rivendicazioni in una conversazione a gennaio con L'Espresso, una rivista di sinistra. Zenti ha chiamato le accuse “bugie” ed una trovata che fa parte di una disputa di vecchia data su una proprietà immobiliare fra la Congregazione e l'associazione degli allievi sordi, a cui appartengono le vittime presunte.
Ma quando uno dei laici accusati ha ammesso di rapporti sessuali con gli allievi, Zenti ha ordinato un’inchiesta interna sulla Congregazione. I risultati hanno trovato che alcuni abusi sono accaduti, anche se solo una frazione di quelli che sono stati addotti.
Secondo l’inchiesta della diocesi, ci sono stati episodi di violenza fisica contro due allievi non specificati fra il 1958 ed il 1965. Dal 1965 al 1967 due aspiranti sacerdoti con “disordini sessuali” sono stati cacciati via; mentre l’inchiesta ha trovato che fra il 1965 ed il 1990 un fratello religioso ha avuto rapporti sessuali con un numero imprecisato di allievi. In tutto i casi le accuse sono state rimosse.
“Ci possono essere stati alcuni episodi, alcune mele marce sono possibili” ha detto Carlo de Gresti, portavoce dell'istituto di Provolo in un'intervista alla città universitaria di Chievo, dove il personale laico ora dirige una scuola tecnica per giovani poveri. “Accade, anche nelle famiglie. Che ci possono essere stati 26, 27, 25 pedofili? Non c’è alcuna conferma obiettiva da qualcuno che non era all’interno dell’associazione degli studenti”.
I difensori, tuttavia, dicono che l’inchiesta della diocesi era fatalmente difettosa perché non ha intervistato le vittime ma soltanto la gente collegata con la scuola che può avere qualcosa da nascondere.
“Se avessero veramente voluto fare luce, non avrebbero sentito soltanto i sacerdoti ed i fratelli laici, ma anche i sordi” ha detto Marco Lodi Rizzini, un portavoce delle vittime.
L’inchiesta è stata trasmessa al Vaticano, ha detto il Rev. Bruno Fasani, portavoce per la diocesi. Egli sostiene che gli ex studenti sono stati manipolati ed indotti a denunciare dei sacerdoti innocenti ed ha accusato qualcuno di nutrire un'animosità di vecchia data verso la chiesa.
Zenti, da parte sua, ha chiesto il perdono delle vittime.
“La sensazione che prevale è soprattutto una profonda solidarietà con le vittime degli abusi” ha detto Zenti in una dichiarazione a maggio. “A loro ed alle loro famiglie, è stata fatta un’umile richiesta di perdono”.
Fra i casi considerati da AP, c’erano accuse di incitamento dei ragazzi alla prostituzione, di partecipazione a rituali satanici ed un noto caso in cui la chiesa stessa ha ammesso che un anziano sacerdote fiorentino era responsabile “di abuso sessuale, di falso misticismo e di dominazione di coscienza”.
Dove c’erano delle sentenze, esse vanno da una sospensione di pena di due anni ad otto anni di prigione, anche se con le note lungaggini processuali degli appelli in Italia è poco chiaro quanti ne sono stati effettuati. Dove sono stati conferiti danni civili, che sono stati rari, gli importi sono andati da 15.000 € a 150.000 € per vittima.
I casi nell'indagine di AP coinvolgono cause civili o penali ed indagini. Per questo motivo, le personalità di Verona sono state omesse, poiché non c'è nessuna azione criminale o civile in corso dato che il termine di prescrizione è trascorso.
Nel 2002, quando lo scandalo degli abusi stava scoppiando negli Stati Uniti, il no. 2 ufficiale nel congresso dei vescovi italiani, Monsignor Giuseppe Betori, è stato citato per aver detto che l'abuso sessuale clericale è stato così limitato in Italia che la direzione del congresso non aveva discusso neppure sull'argomento.
Ma i prelati italiani ed il Vaticano ora sembrano prendere molto più seriamente il problema. Monsignor Charles Scicluna, il procuratore del Vaticano nella Congregazione per la Dottrina della Fede - che tratta i casi di abuso sessuale dei sacerdoti – ha riconosciuto che la consapevolezza pubblica del problema in Italia era aumentato come conseguenza dello “tsunami” dei casi emersi negli Stati Uniti.
“C’è un cambiamento della mentalità e pensiamo che sia molto positivo” ha detto ad AP.
Con un cambiamento per il Vaticano, Scicluna ha riconosciuto che l'abuso sessuale dei sacerdoti era un problema antichissimo che deve essere sradicato.
“Non penso che sia una questione attuale. È sempre accaduto. È importante che la gente ne parli, perché altrimenti non possiamo dare la guarigione che la chiesa può offrire alla gente che ne ha bisogno - sia alle vittime che ai carnefici”.

mercoledì 9 settembre 2009

Bozza da completare

Video http://www.youtube.com/watch?v=3z9uyQ6rRNw

Risposta
Ho letto in rapida successione i tre documenti allegati ed ho iniziato a riflettere.
Credo da sempre nella magia e nell'efficienza delle coincidenze, dei segni premonitori, dei dettagli di realtà che mi parlano semplicemente mettendo uno a fianco all'altro alcuni particolari in sé insignificanti ma che dalla reciproca vicinanza traggono un'energia atomica di immense proporzioni.
E queste tre lettere vengono, per l'appunto, dopo un video, anch'esso allegato, che ho visto la sera prima e che è "casualmente" emerso autonomamente dall'enorme liquame che di solito mi sommerge durante la navigazione in rete.
Orbene, a fronte di premesse così promettenti, voglio esternare i pensieri che hanno destato l'insieme di queste informazioni e, soprattutto, il modo in cui esse si sono animate di vita propria.
Alcuni mesi fa mi sono chiesto se l'attuale disinformazione può essere combattuta con metodi diretti, frontali, oppure se non è più efficace girare attorno all'argomento, proponendo semplicemente un modo più completo, meno ottuso e parziale, insomma una vera-informazione.
La domanda immediatamente successiva riguarda gli obiettivi e, di conseguenza, i destinatari della vera-informazione. E mentre gli obiettivi possono sembrare quasi vergognosamente semplici (fornire una esperienza più vasta, rendere possibile un pensiero critico, far conoscere argomenti o eventi tenuti nascosti, stimolare il sano dubbio) ecco che individuare i destinatari può diventare problematico.
Innanzitutto vanno esclusi coloro che già fanno uso di un'informazione alternativa, coloro che sanno andare a cercarsi, magari in modo diretto e vicino alla fonte, le notizie e/o gli aggregatori di notizie che meglio si adattano alle loro esigenze culturali.
Ma, al di fuori del ghetto, ovvero tra coloro che subiscono il martellante e rutilante inbonimento del presentatore di turno, queste notizie arrivano? Oppure, seconda domanda molto più pregnante, se arrivassero potrebbero destare qualche interesse? Resterebbero qualche istante nella mente del telespettatore ibernato e poi svanirebbero, distratte dalla cosce della prossima ballerina oppure innescherebbero una qualche reazione, piccola ma potenzialmente dirompente?
Le riflessioni sull'importanza della contro-informazione o meglio della vera-informazione sono adattabili ed estendibili anche a realtà più complesse e permeanti, la scelta dei proditti di consumo, la scelta delle modalità di consumo, la scelta delle attività extra-lavorative fino ad arrivare alla fatidica scelta del partito da votare.
Purtroppo però quest'ultimo semplice gesto, il crociare un simbolo o un nome sulla scheda elettorale, riveste un'estrema importanza che ipoteca il futuro prossimo e, come l'epserienza degli ultimi anni dimostra, può causare un cumulo di macerie i cui effetti non saranno facilmente rimuovibili per un discreto periodo a venire.
Questi ultimi ragionamenti parrebbero esaltare l'importanza della vera-informazione che, quindi, potrebbe far pendere la bilancia verso una maggiore responsabilità nell'analisi della realtà e di conseguenza nella scelta di voto, senonché le sperienze italiane dimostrano in modo incontrovertibile che i problemi di comunicazione spesso sono insuperabili e che il mondo dei "ciechi" risulta quasi impermeabile agli stimoli della vera-informazione.
Il fatto che alcune trasmissioni televisive, penso a Report trasmesso in prima serata e costruito con cura per rispettare le modalità di fruizione "standard" di un qualsiasi altro programma televisivo, possano passare non inosservate ma semplicemente non avere alcun effetto, né da parte di una opposizione politica (evidentemente collusa) né da parte di una popolazione attiva che la matina dopo ne chiacchera allegramente accanto ad argomenti come il calcio, il Grande Fratello, le prossime vacanze e così via.

lunedì 22 giugno 2009

Vogliamo chiamare le cose come stanno ?

Ho appena finito di vedere l’intervista di Repubblica a Barbara Montereale, una ragazza che dice di essere una pubblicitaria, di essere una “modella” ed occuparsi di “immagine” e, come tiene a precisare più volte, non è da confondersi con una “escort”.
La ragazza ha un atteggiamento molto umile e sincero, dice le cose come stanno e non si vergogna delle cose che fa o che ha fatto; mi preoccupa però l’abitudine, data ormai per scontato, a differenziare ed a caricare di un valore morale diverso chi vende l’immagine del proprio corpo, la modella, e chi invece arriva a vendere anche una parte del proprio corpo, l’escort. E’ più che chiaro che dietro agli svariati viaggi a Roma o in Sardegna delle gentili donzelle ci fosse altro che la speranza di ottenere il “regalino” o meglio l’omaggio del Papi; lo scopo era quello di entrare nell’entourage del sultano ed ottenere favoritismi da applicarsi alle situazioni più eterogenee, la carriera politica, il mondo dello spettacolo, al minimo lo scioglimento di eventuali nodi burocratici che per i comuni mortali costituiscono un cruccio insopportabile ma che con l’interessamento di Papi possono sciogliersi come neve al sole.

Dato che con il termine prostituzione si indica “l'attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo, ma il termine può indicare anche un comportamento zelante più del dovuto nei confronti di un superiore, finalizzato all'ottenimento di gratifiche lavorative o economiche”, sembra fuori discussione che tutte le personalità giovani e femminili che erano presenti ai festini di Papi fossero delle prostitute.
Inoltre viene detto espressamente che il sig. Tarantini di mestiere fa il Procacciatore di donne per il premier, così come anche la sig.ra Licia fa il Procacciatore di donne ma lei è molto intelligente. È un bravo chirurgo ! Pertanto costoro che sfruttano l'altrui prostituzione al fine di ricavarne un vantaggio, vanno chiamati lenoni o papponi o ruffiani o magnaccia, comunque li si voglia chiamare, a favore del Papi.
Quindi, chiarito che l’Italia è diventata un paese comandato da un puttaniere che vive contornato da ruffiani, non resta che chiedersi se e quando gli italiani se ne renderanno conto. Ma, in realtà, è un po’ impreciso il termine “italiani” in quanto occorrerebbe escludere la parte del popolo italiano che conosce perfettamente la situazione ma si trova in connivenza con la classe dirigente o nella speranza di entrare a fare parte della cerchia dei beneficiari.
Si è delineata una differenziazione sempre più netta e sostanziale nel procedimento di crescita di una parte dell’Italia, quella dei furbi, nata dal capostipite dei ladri, Craxi, e diffusasi con lenta e costante regolarità dalla metà degli anni ’70 ad oggi; i furbi hanno una caratteristica imprescindibile che li distingue, l’assenza di qualsiasi impedimento morale, etico, umano nel raggiungimento dei loro obiettivi di arricchimento, quasi sempre, quindi, a discapito dei fessi, ovvero della restante parte della cittadinanza che lavora tutti i giorni e subisce tramite i media e senza quasi nemmeno lamentarsi lo strapotere dell’elite.
La discriminante diventa pertanto la cosiddetta “Questione morale” di berlingueriana memoria applicata però non solamente alla politica ma all’intero ciclo di vita di ciascun cittadino. Qualunque rapporto di lavoro che presupponga un qualsiasi contatto con la parte dei furbi, ovvero nella totalità dei casi, salvo rarissime eccezioni, presuppone l’adattamento ad un rapporto di corruzione/concussione che necessariamente deve riuscire a far arrivare ai detentori del potere una parte di quei guadagni.
Lo stile di vita che contraddistingue i furbi è immediatamente riconoscibile essendo la capacità di spesa di alcuni ordini di grandezza superiore a quella dei fessi: già la signorina Barbara, per dimenticare i dispiaceri amorosi insieme all’amica si sente dire “Vabbè partiamo insieme, andiamo all’estero, così ti dimentichi del fidanzato”. Con la crisi mondiale sono sempre meno le ragazze in grado di togliersi a cuor leggero questi capricci, a meno che non facciano l’escort, o le zoccole come Grillo traduce in italiano. Nel prosieguo del video, infatti, si scopre che la ricompensa richiesta per una serata di lavoro è di 1.000 € (al giorno e non al mese come per la maggior parte degli operai e dei dipendenti in Italia).
E poi, oltre al pagamento della giusta retribuzione di “ragazza immagine”, ci sono i regali ma “Lui li chiama omaggi”, dei piccoli oggetti preziosi che piacciono tanto alle ragazzine. E infine “dopo aver parlato tutto il pomeriggio … non è stata proprio una ricompensa … perché mi ha sentita un po’ nervosa, era solo per problemi di soldi, e quindi mi ha dato un regalino in denaro che almeno per un po’ ha risolto il problema”.
Per quanto riguarda la reazione a questo fenomeno da parte dell’universo femminile credo che non sia possibile incolpare solamente l’ambiente familiare, la scuola, la televisione, la condizione sociale … chiamiamo le cose come stanno: queste donne che si prostituiscono fanno una scelta ben precisa, una scelta che le porta su una scorciatoia che riduce ad un decimo le difficoltà, le fatiche, le umiliazioni, il tempo che in alternativa le separerebbe dal raggiungere un risultato positivo nella loro carriera. Quindi la scelta di fare le prostitute è una scelta volontaria, decisa a mente fredda, deliberatamente intrapresa. Come dice Barbara nel video “Le ragazze erano molto bamboline e lui molto Papi, sembrava che si conoscessero da una vita” ... non erano lì per caso !
Infine l’ultima chicca che riporto testualmente senza aggiungere altro perché non mi sembra che abbia bisogno di alcun commento: “Non ho visto nessuno durante le feste che tirasse cocaina, forse prima o dopo ma durante le feste mai”.

venerdì 12 giugno 2009

Sarebbe chiedere troppo rileggere ciò che si scrive ?


giovedì 11 giugno 2009

Gli aiuti all'Africa

Il colonnello Gheddafi, ospite riverito del nostro bel paese, vive in un continente composto da nazioni che sono state e tuttora vengono saccheggiate selvaggiamente dal mondo civile e spesso affidano la loro sopravvivenza agli aiuti che, umanitariamente, ci pregiamo di concedere. Ma da quando la crisi economica e finanziaria globale ha costretto i paesi ricchi ad occuparsi delle banche, delle automobili e dell'agricoltura protetta, è evidente che questi sussidi passano in secondo piano. Nell'articolo che segue una delle associazioni che si occupa di monitorare l'entità delle erogazioni lancia un segnale di allarme.


Le nazioni industriali del Gruppo degli Otto (G8) non stanno riuscendo a rispettare gli impegni con l’Africa; Francia e Italia sono molto lontane dal raggiungimento dei loro impegni, ha detto un gruppo anti povertà.
In un rapporto di giovedì, ONE, il gruppo fondato dal cantante e attivista Bono, si sostiene che le nazioni più ricche stanno abbandonando l'Africa in un momento in cui il continente sta perdendo le altre fonti di reddito, come i pagamenti e gli investimenti diretti dall’estero.
“Altri, specialmente Italia e Francia, hanno fatto progressi particolarmente ridotti e stanno danneggiando la credibilità collettiva del G8” sostiene ONE, aggiungendo che circa l’80 per cento del deficit può essere attribuito ai due paesi.
Il G8 - Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran-Bretagna, Italia, Canada e Russia – hanno presentato dei programmi ambiziosi alla riunione di Gleneagles, in Scozia, nel 2005, per aumentare i sussidi all’Africa a 25 miliardi di USD all’anno per il 2010, più che raddoppiando il livello dei sussidi al continente del 2004.
Tuttavia, alla fine del 2008, i membri hanno donato soltanto un terzo dei loro impegni e per la fine di questo anno, ci si aspetta che appena la metà degli obiettivi di Gleneagles venga rispettata, ha detto il rapporto.
“Vedendo quanto degli impegni di alcuni paesi del G8 è stato rispettato, sarà difficile che il gruppo riesca a mantenere i propri impegni” ha aggiunto.
Crisi finanziaria
Molti paesi del G8 hanno speso miliardi di dollari su pacchetti fiscali per stimolare il miglioramento della situazione economica globale, che ha impattato sulla loro capacità di aumentare l'assistenza all’estero.
Ma anche i paesi africani sono stati colpiti dal rallentamento economico globale e la crisi finanziaria minaccia di danneggiare più di una decade di progresso nella riduzione della povertà e nello stimolo dello sviluppo economico.
I ministri delle finanze del G8 si stanno preparando ad incontrare in Italia questo fine settimana per discutere la condizione dell'economia mondiale.
L'aiuto della Francia allo sviluppo in Africa ha subito un collasso dal 2007 al 2008 ed ha erogato soltanto il sette per cento di ciò che ha promesso a Gleneagles.
Nel frattempo, l'Italia finora ha erogato soltanto il 3 per cento di ciò che ha promesso e, dal summit del 2005, ha tagliato i sussidi all’Africa.
“L'Italia deve invertire urgentemente il suo corso se non vuole affrontare una situazione imbarazzante al prossimo G8” ha detto il rapporto.
Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, ha risposto all'accusa, dicendo che i leader di determinati paesi africani hanno dirottato i sussidi nei loro conti bancari personali piuttosto che aiutare la loro gente.
Ha detto che i donatori devono assicurarsi che i governi utilizzino i sussidi per le scuole, gli ospedali, le strade e le ferrovie e non per arricchire le elite politiche.
“È un grande problema che richiede una risposta decisiva da tutti coloro che sono abbastanza fortunati da essere benestanti” ha dichiarato.
Risultati positivi
Per tornare in linea con quanto promesso, i membri del G8 dovranno erogare in media ogni anno 7.2 miliardi di USD supplementari nel 2009 e nel 2010, ha detto il rapporto.
Per quanto riguarda il singolo paese, il Canada, gli Stati Uniti ed il Giappone hanno superato i loro impegni di Gleneagles, ha detto ONE.
In più, il rapporto ha detto che mentre la Germania e la Gran Bretagna sono attualmente lontani dal mantenere i loro obiettivi di sussidio, stanno entrambi realizzando dei progressi per far fronte ai loro impegni che erano più ambiziosi degli Stati Uniti, del Canada o del Giappone.
Il rapporto inoltre ha detto che l’anno scorso la Germania ha superato la Francia come paese donatore per Africa, che tradizionalmente svolgeva un ruolo importante nelle sue ex colonie principalmente nelle Afriche occidentali.
Quando si considera l'efficacia degli aiuti, la Gran Bretagna è al primo posto seguita dal Canada, il Giappone, la Germania, la Francia, gli Stati Uniti e quindi l'Italia, ha detto il rapporto.
Quando usato efficacemente, il sussidio in Africa ha fornito dei risultati compreso la fornitura di terapie anti retrovirali per quattro milioni di persone.
L'aiuto investito inoltre ha ridotto drammaticamente le morti di malaria trasmessa dalle zanzare ed ha aiutato a fornire la scuola primaria a circa 34 milioni di bambini fra il 1999 ed il 2006.

martedì 26 maggio 2009

Tre risposte sincere

Oltre alle 10 domande che Repubblica ha posto al presidente del consiglio, avrei alcune altre varianti da proporre. Anzi, visto che un'immagine vale cento parole, avrei anche un'idea sulle risposte che il premier, se fosse sincero, potrebbe fornire alla popolazione italiana e mondiale:

Domanda: a quale scopo avrebbe ospitato la diciassettenne nei suoi appartamenti reali?

Risposta:












Domanda: quale pensa che siano i valori che hanno spinto la fanciulla e la di lei famiglia a concedersi alle sue voglie?











Domanda: quale immagine lei ritiene che all'estero abbia la sua figura ed il ruolo che sta coprendo?


The way we were


"Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali."

Così vengono descritti gli immigrati italiani in una relazione del 1912 dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano